Come ho scoperto un trauma che non ricordavo. E come ho imparato a guarire davvero.

disegno realizzato da Claudia Ottone in un ritiro personale di guarigione luglio 2024 Mai mostrato al pubblico.

In molti mi avete chiesto:

“Come hai fatto a ricordare quello che ti è successo nell’infanzia?”

La verità è che non puoi aprire una porta che non sai nemmeno esistere.

Se nella tua mente hai sempre visto solo un muro, non cerchi una chiave.

disegno realizzato da Claudia Ottone in un ritiro personale di guarigione luglio 2024 Mai mostrato al pubblico.

Perché non sai nemmeno che c’è una serratura.

Io a quella porta ci sono arrivata tangenzialmente, per tutt’altro motivo.

Avevo iniziato ad avere disturbi di memoria.

Mi dimenticavo le cose, confondevo i discorsi, perdevo parole e collegamenti logici.

Mi sono ritrovata a usare un’agenda per scrivere idee, appunti, concetti.

E per me era strano. Una cosa che non mi era mai successa prima.

Ma la cosa più evidente era che la mia memoria saltava a compartimenti:

su certi argomenti, con certe persone, davanti a certe domande…

era come se qualcosa dentro di me si chiudesse.

Uno stop netto.

Così ho deciso di farmi aiutare.

Mi sono affidata alla medicina ufficiale:

una visita neurologica, una visita psichiatrica, oltre un’ora e mezza di test cognitivi.

Ma non solo.

Durante le visite, mi hanno sottoposta anche a stimoli percettivi:

parole, immagini, odori, ricostruzioni sensoriali legate a contesti emotivamente carichi.

E lì il mio corpo ha iniziato a parlare.

Nausea. Tachicardia. Conati di vomito.

Tensione muscolare localizzata solo in alcune parti del corpo.

La pelle alta, ipersensibile, in stato di allerta.

Le pupille reagivano come se ci fosse un pericolo imminente.

Il mio sistema nervoso autonomo – il nervo vago – entrava in modalità attacco o fuga.

Ogni reazione era perfettamente coerente con quella di una bambina abusata.

Il cervello, invece, era silenzioso.

Dal punto di vista clinico non avevo nulla.

Tutto funzionava perfettamente.

“Il problema non è nella memoria,” mi hanno detto.

“Il problema è un trauma rimosso.

E tutto porta a credere che si tratti di abusi sessuali subiti nell’infanzia.”

disegno realizzato da Claudia Ottone in un ritiro personale di guarigione luglio 2024 Mai mostrato al pubblico.

Mi hanno indicato anche una fascia d’età.

E lì qualcosa si è aperto.

Come scoprire un cancro invisibile

So che può sembrare un paragone forte, ma per me è stato esattamente così:

Se non sai di avere un cancro, non puoi curarlo.

Puoi passare da dieci medici che ti dicono che è ansia, stress, suggestionabilità.

Poi ne trovi uno che guarda più a fondo, e ti dice:

“È cancro.”

E lì puoi finalmente iniziare a comprenderlo, affrontarlo, superarlo.

Per me è stato uno shock, ma anche un sollievo immenso.

Perché ho capito che non ero sbagliata. Non ero debole. Non ero fuori fase.

Se non vedi la porta, non puoi cercare la chiave.

Alla ricerca della felicità dipinto Claudia Ottone
anno 2024

Dopo la diagnosi, ho iniziato una terapia cognitivo-comportamentale, come consigliato.

Poi ho provato l’ipnosi regressiva, in contesti seri, con medici.

Ho speso più di 1000 euro in sedute.

Ma niente.

Se non vedi la porta, non puoi cercare la chiave.

Io vedevo semplicemente delle mura.

Intanto il mio corpo continuava a urlare.

Così sono tornata a me.

Ai miei strumenti: la medianità, la pittura, la scrittura, la canalizzazione, il lavoro energetico.

Acquarello su carta – Claudia Ottone “connessione con i maestri”

Ho iniziato a lavorare con il corpo, con l’anima, con la memoria sottile.

Ma anche lì: silenzio.

Finché un giorno, succede.

Il flash

disegno realizzato da Claudia Ottone in un ritiro personale di guarigione luglio 2024 Mai mostrato al pubblico.

Era un giorno qualunque.

Stavo stendendo i panni.

E all’improvviso: un’immagine. Poi un’altra. Poi un’altra ancora.

Fotogrammi. Sensazioni. Visioni. Odori. Scatti.

Il mio corpo si blocca.

Mi viene da vomitare.

Mi tremano le gambe.

E ricordo. Tutto.

Richiamo i professionisti.

Spiego cosa è successo.

Mi dicono che ora si può cominciare a lavorare in profondità, con strumenti come:

– EMDR

– Mindfulness

– Meditazione

– Lavoro con la bambina interiore

– Scrittura creativa

– Arte terapia

E lì rido.

Perché sono tutti strumenti che conosco.

Li gioco in casa.

Li uso.

Li tramando.

Li ho sempre utilizzati per aiutare gli altri, per accompagnare, per aprire varchi.

E quindi è un’altra risposta chiara:

sono sempre stata sul giusto percorso.

Così, passo dopo passo,

facendomi aiutare anche da Stefania,

inizio davvero a guarire.

disegno realizzato da Claudia Ottone in un ritiro personale di guarigione luglio 2024

Non con l’ipnosi.

Non con i farmaci.

Ma con il corpo, la verità

e soprattutto con la mia arte.

disegno realizzato da Claudia Ottone in un ritiro personale di guarigione luglio 2024 Mai mostrato al pubblico.

La Trasformazione

Qualcuno mi ha detto:

“Claudia, nelle ultime opere sembri un’altra persona.”

Avevano ragione.

Perché quando un trauma emerge, cambia tutto.

Ti accorgi che per anni hai assunto atteggiamenti, energie, modi di fare

che non erano tuoi.

Ma che appartenevano a chi ti ha fatto del male.

Il corpo li ha imitati per sopravvivere.

Soprattutto se quella persona è un familiare.

Un punto di riferimento.

E tu, per anni, li hai confusi per “te”.

Ora posso scegliere chi essere.

E finalmente esserlo davvero.

Il mio riscatto

La psicologia mi è servita?

Sì.

Mi ha fatto accedere a un percorso sinaptico completamente nuovo,

diverso da quelli che ero abituata a usare.

Ma senza i miei strumenti spirituali, energetici, corporei, medianici e artistici,

non sarei qui a raccontarlo.

Oggi quella porta l’ho vista,

aperta,

attraversata.

E ne sono uscita. Vera. Intera. Libera.

Oggi mi sento veramente io.

E ora che mi sono liberata,

voglio trasformare questa rinascita in qualcosa di più grande.

Voglio creare un progetto gratuito,

per portare arte, colore, guarigione e bellezza

ai bambini che hanno subito abusi.

Lo farò da sola.

Senza raccolte fondi.

Senza donazioni.

Senza speculazioni.

Perché non ho bisogno di guadagnarci.

Ho bisogno di riscatto.

E il mio riscatto più grande, per questo torto enorme subito,

sarà aiutare quei bambini,

portare loro la forza, la creatività, la libertà

che qualcuno ha provato a togliermi.

Perché la bellezza salverà il mondo.

Così come l’arte ha salvato me.

Claudia Ottone

“Il Burattinaio dell’Anima”
Opera con la quale Claudia Ottone ha pienamente ricordato e trasformato gli abusi subiti nell’infanzia.
Un atto pittorico di verità, memoria e liberazione: quando l’arte smette di essere espressione e diventa guarigione.

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