Come riconoscere un ricordo traumatico quando riemerge

Dopo aver condiviso la mia storia, una delle domande che mi viene fatta più spesso è: “Claudia, ma come fai a sapere che quello che hai ricordato è vero? E se fosse solo immaginazione?” È una domanda legittima, che mi sono posta anch’io. Perché quando un ricordo traumatico riemerge, non lo fa come un ricordo normale. Non arriva ordinato, logico, lineare. Arriva spezzato, violento, viscerale. E insieme a lui arrivano i dubbi:

“È successo davvero o me lo sto inventando?”

“Sto ricordando o sto immaginando?”

“E se stessi confondendo tutto?”

Espressione tipica del’immaginare

Immaginare non è ricordare. Ricordare un trauma non ha nulla a che vedere con il ricordare una vacanza o un momento felice. Quando immagini, sei tu a costruire la scena nella mente. Può emozionarti, ma la gestisci. Resta confinata nella testa.

Un ricordo traumatico, invece, non parte dalla testa. Parte dal corpo. Ti arriva addosso. Magari stai stendendo i panni, o parlando con qualcuno, e all’improvviso il tuo corpo reagisce. Nausea, conati di vomito, tachicardia, tensione muscolare in punti specifici, pelle ipersensibile, pupille dilatate, senso di pericolo imminente. E poi, magari, un’immagine. Un dettaglio. Una scena. E ti chiedi: “L’ho vissuto davvero? O me lo sto inventando?”

C’è un passaggio che arriva quasi sempre: la negazione. “Non può essere.” “Mi starò confondendo.” “È troppo assurdo.” Quella frase – “non può essere” – è spesso il confine tra il prima e il dopo. Perché mentre la mente dice no, il corpo urla sì. Il sistema nervoso entra in allerta. Arriva l’angoscia. Il pianto che non riesci a fermare. Il vuoto. E lì capisci: non stai immaginando. Stai ricordando. Perché il corpo non mente. Il corpo non inventa.

Espressione del ricordare un trauma

Come fai a distinguere se stai ricordando o immaginando? Parti da queste domande: è arrivata prima la mente o prima il corpo? Hai guidato tu l’immagine, o ti è esplosa dentro? Hai sentito emozioni che non sapevi spiegare? Ti ha scossa nel profondo? Se il corpo ha reagito – se è entrato in attacco o fuga, se hai avuto sintomi fisici intensi – allora non è fantasia. È memoria. Anche se frammentata. Anche se confusa. I ricordi traumatici sono simbolici, spezzati, difficili da mettere in fila. Ma questo non li rende meno veri.

Un odore, un suono, una parola possono far saltare un meccanismo antico, e riportarti lì. Non serve che tu lo capisca subito. Serve che tu ascolti. Perché il corpo ha registrato tutto. Anche quello che la mente ha scelto di dimenticare.

Se ti trovi in questa fase, se ti stai domandando: “Me lo sono ricordato o l’ho immaginato?”, sappi che non sei sola. Fa parte del processo. Il dubbio fa parte della memoria traumatica. Ma se dentro di te è cambiato qualcosa, se il corpo ha parlato, se anche solo per un istante hai visto una verità che non avevi mai osato guardare… Allora è successo davvero. E sei pronta – ora – a iniziare a guarire.

Con amore,

Claudia Ottone

Arteterapeuta, Counselor, Coach, Naturopata, esperta in Psicologia Olistica e tecniche energetiche.

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