
Oggi applaudiamo chi si sveglia nel cuore della notte per salvare un cane abbandonato. Lodiamo un padre che gioca con suo figlio, una madre che lo abbraccia, un lavoratore che fa con coscienza il proprio mestiere. Celebriamo come fossero eroi coloro che fanno ciò che dovrebbe essere semplicemente… umano.
È come se avessimo capovolto la bussola della normalità. La gentilezza ci appare un miracolo. La cura diventa notizia. La responsabilità diventa eccezione. E allora restiamo lì, a meravigliarci, come se l’essere umani fosse un traguardo, quando in realtà dovrebbe essere il punto di partenza.
Siamo talmente assuefatti alla disumanità, al menefreghismo, alla violenza quotidiana, che ogni gesto umano risuona come un lampo nel buio. Un padre che resta. Una madre che ascolta. Un ragazzo che tende la mano invece di voltarsi dall’altra parte. Li chiamiamo “speciali”, “diversi”, “migliori” “angeli”..
Ma non è così.
Non dovrebbero essere un’eccezione: dovrebbero essere la regola.
Il problema non è che lodiamo la bontà, il problema è che ci siamo dimenticati quanto dovrebbe essere naturale.
Perché essere umani non è un premio, non è un applauso.
Essere umani è ricordare che dietro ogni volto c’è una storia. Che ogni animale ha un respiro che vale. Che ogni gesto di rispetto non è straordinario: è semplicemente giusto.
Non c’è nulla di speciale nell’essere umani.
Ed è proprio questo il punto: se non c’è nulla di speciale, allora perché ci sembra così raro?
Forse perché ci siamo smarriti. Forse perché ci siamo dimenticati che “umano” non significa soltanto carne e ossa, ma coscienza, empatia, dignità.
E allora sì, ogni volta che qualcuno riesce a ricordarcelo, lo applaudiamo. Perché dentro di noi sentiamo che quella è la verità.
RESTIAMO UMANI.
Claudia Ottone



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