
Per mesi, gli artisti dipingono le proprie opere immersi in silenzi e visioni, dando forma a tele che racchiudono intenti, vibrazioni e messaggi destinati a chi le incontrerà.
Dietro questa magia c’è un mondo invisibile fatto di preparativi e di dedizione. C’è l’Ufficio Stampa gli articoli, ci sono i social da gestire, centinaia di messaggi a cui rispondere, richieste di informazioni che arrivano ogni giorno. C’è l’organizzazione pratica: l’invio dei biglietti, la preparazione dei cataloghi, le misure prese sala dopo sala per garantire che ogni opera abbia il suo spazio, preparare gli audio messaggi di ogni opera e le meditazioni che accompagneranno l’esperienza.

E c’è, soprattutto, una preparazione energetica che inizia settimane prima: alzare le proprie vibrazioni, mantenere alta l’energia, trasmetterla all’evento stesso. La sera prima dell’apertura, le sale vengono percorse, respirate, caricate energeticamente, affinché ogni visitatore, entrando, possa sentire un’accoglienza che va oltre la bellezza visiva.

E poi arriva il momento più intenso: quando finalmente mi sposto in alto e guardo dall’alto le centinaia di persone che camminano tra le opere. Sorrido, respiro, e mi godo l’unico istante in cui riesco davvero a fermarmi. Vedo abbracci, ascolto risate, percepisco vibrazioni di felicità. È lì che sento la riuscita, la soddisfazione e l’appagamento più grande: sapere che la bellezza è arrivata, ha toccato cuori, ha lasciato un segno.










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